Cronologia: le tappe fondamentali

La costruzione del Muro di Berlino ebbe inizio la notte del 13 Agosto del 1961.
La decisione di innalzare una barriera fisica ed ideologica che spaccasse letteralmente in due la città di Berlino, nacque in seno al Partito Socialista Unificato di Germania SED, (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands), partito di maggioranza della Repubblica Democratica Tedesca DDR (Deutsche Demokratische Republik) che controllava l’area di Berlino est.
Il muro, secondo segreti piani di gestione politico-strategica, avrebbe dovuto arginare l’enorme esodo di cittadini che, in seguito ad una forte crisi del sistema politico economico pianificato su modello staliniano, da Berlino est migravano nella Repubblica Federale Tedesca BRD (Bundesrepublik Deutschland) di Berlino ovest.

Il Muro divenne il simbolo per eccellenza, della Guerra Fredda e della contrapposizione tra blocco sovietico e blocco occidentale.
In un primo momento, a partire dal 13 Agosto del 1961, il confine venne tracciato con un filo spinato disseminato di mine e poi, durante la notte fra il 17 e il 18 Agosto del 1961, gruppi di muratori e costruttori iniziarono a sostituire il filo spinato con una vera e propria barriera di cemento: 166 chilometri di muro, alto 4 metri che tagliava 192 strade di Berlino.
La popolazione reagì con grande sdegno all’innalzamento del muro. Molte proteste e manifestazioni ebbero luogo soprattutto nella Repubblica Federale Tedesca ma non sortirono alcun effetto.
Le tensioni divennero sempre più aspre, ed il Checkpoint Charlie, punto di passaggio per militari, diplomatici e cittadini stranieri fra i due settori situato all’incrocio fra Friedrichstrasse e Zimmerstrasse, divenne scenario di tragici eventi; il 17 Agosto del 1962, fu qui colpito e lasciato morire dissanguato, nella cosiddetta “striscia della morte”, il diciottenne Peter Fetcher durante un tentativo di attraversamento del muro per fuggire da Berlino Est.
Il 26 giugno del 1963 il presidente americano, John F. Kennedy, si recò in visita a Berlino Ovest dove presso il Rathaus Schonenberg tenne un discorso in favore della libertà, complimentandosi con i cittadini per la loro forza di resistenza. Durante il discorso, il presidente, proclamò la famosa frase “Ich bin ein Berliner” (Io sono un berlinese). La Guerra Fredda procedeva e Berlino e il suo Muro ne rappresentava il più sofferente campo di battaglia.
La seconda metà degli anni ’60 fu contraddistinta dalla nascita in Berlino ovest di movimenti studenteschi radicali che rivendicavano, attraverso manifestazioni pacifiche e sit-in, riforme del sistema. Le proteste divennero una spina nel fianco per il governo che, nel 1966 aveva visto formarsi la “grande coalizione”, un accordo fra i due partiti di maggioranza della Germania Ovest, l’Unione Cristiano Democratica CDU (Christlich Demokratische Union Deutschlands) e Il Partito Social-Democratico Tedesco (Sozialdemokratische Partei Deutschlands). Berlino ovest divenne ben presto anche il cuore del terrorismo più estremista del gruppo denominato RAF (Rote Armee Fraktion) che sequestrò e uccise molti esponenti del mondo economico politico tedesco.
Nel 1971 Erik Honecker succedette a Walter Ulbricht come segretario generale del SED. Questo segnò una svolta nelle relazioni con l’Occidente: nel dicembre del 1972 le due Germanie stipularono il Trattato Fondamentale che sanciva il rispettivo riconoscimento dell’indipendenza e sovranità nazionale e con l’Accordo di Transito introduceva il diritto per i cittadini della DDR a recarsi nella parte ovest in casi di emergenza familiare. La ripresa economica e il riconoscimento a livello internazionale della Repubblica Democratica Tedesca DDR (Deutsche Demokratische Republik) dell’est segnò un momento in cui il popolo tedesco sembrava rassegnarsi ad una divisione perenne.

A partire dagli anni ’80 il Muro divenne luogo di espressione; molti artisti famosi fra cui Keith Harings, Thierry Noir, Christoph Boucher iniziarono a dipingere il lato del muro che dava su Berlino Ovest, seguendo il loro esempio migliaia di artisti, conosciuti e sconosciuti iniziarono a sfogare, con colori e scritte, il proprio sogno di libertà e desiderio profondo di un territorio nuovamente unito.
Due fattori essenziali nel giro di un decennio portarono alla riunificazione di Berlino e della Germania: l'arrivo di Michail Sergeevic Gorbacëv come leader dell'Unione Sovietica che compì nel 1987 una radicale “ricostruzione”(Perestroika) e trasformazione “trasparente” (Glasnost) del sistema politico economico sovietico cambiandone totalmente la natura e dall’altra parte le crescenti difficoltà politiche ed economiche che si ripresentavano nei paesi dell'est e specialmente nella DDR.

Ebbe così inizio la “Wende” (la Svolta) nel settembre del 1989: le ambasciate della Germania Federale a Praga, Varsavia e Budapest rappresentavano i primi veri passaggi verso Occidente e quando l’Ungheria, il 10 settembre, aprì i suoi confini con l’Austria il processo di apertura era ormai inarrestabile.
La sera del 9 Novembre 1989 un portavoce del governo della DDR, annunciò una riforma molto ampia della legge sui viaggi all'estero, tale dichiarazione venne interpretata dalla popolazione di Berlino est come un via libera alla distruzione del muro. Migliaia di persone si riunirono nel settore est davanti al muro, ancora sorvegliato dai soldati, e altrettanta migliaia di persone stavano aspettando dall'altra parte del muro, con ansia e preoccupazione.
Nell'incredibile confusione di quella notte il muro venne distrutto, i soldati di guardia inermi non intervennero e, tra lacrime ed abbracci, migliaia di persone dall'est e dall'ovest, si incontrarono per la prima volta dopo 28 anni.